Cita:
Purtroppo il concetto di mascheramento, in realtà molto preciso e conosciuto (è alla base di tutti gli algoritmi di compressione audio tipo MP3), assume spesso, soprattutto in certi ambienti, un significato mistico, esoterico, esattamente come il concetto di non invarianza.
Spiegarlo è quindi inutile: la fede non si spiega.
Antani
Il mascheramento degli MP3 e' un discorso completamente diverso. Si tratta infatti
della rimozione da parte del compressore di parte di suono ritenuto non udibile
perche' sotto un certo livello acustico o perche' coperto da altri piu' significativi.
Questo al fine di fare un file piu' piccolo e con perdite. Non discuto della qualita'
degli MP3 anche perche' e' in funzione dell'utilizzo finale che si fa di quella musica.
Il mascheramento per suono correlato e' una cosa alquanto differente e sta a significare
la creazione spuria del medesimo suono che si va a sommare a quello iniziale modificandolo
sia in durata che in intensita'. Questo avviene sia nella parte "invariante" del sistema
sia in quella "non invariante" e gli errori commessi sono sempre di ordine infinito.
Le riflessioni delle pareti ne sono solo il caso piu' eclatante ma gran parte del
danno e' stato commesso gia' prima. Esempio, avete mai pensato a quante voci ha un normale
diffusore acustico a tre vie? A volerla semplificare parecchio ne ha almeno una per ogni via
e per ogni parete del cabinet. E che fine ha fatto l'onda posteriore, spuria anch'essa,
emessa dall'altoparlante? E tutto questo avviene anche nei casi in cui ci sono registrazioni
perfette, dischi perfetti e impianto perfetto nella parte "invariante" ovvero quella che
va dalla puntina ai morsetti del diffusore.
Parlando in termini di "riproduzione musicale" non si puo' prescindere dall'avere un
ambiente dedicato in cui vengano messi in atto tutta una serie di accorgimenti
tecnici per ridurre al massimo certi fenomeni nefasti. E non dimentichiamoci che nella
parte "non invariante" del sistema ovvero quella che va dal diffusore alla stanza c'e'
anche l'ascoltatore la cui percezione non solo e' tempovariante ma e' in stretta
correlazione con cio' che l'impianto produce.
Mi spiego meglio, se immetti un suono nell'impianto e ne esce un altro anche l'aspettativa
di ascolto cambia ovvero succede che il cervello compie un'elaborazione partendo da
un presupposto sbagliato e conclude in un'altra altrettanto sbagliata,
tutto questo succede infinite volte.
Tutto cio' fa semplicemente intendere che qualsiasi misurazione in asse di un diffusore
lascia il tempo che trova perche' sta solo misurando un qualcosa che mai succedera'.
Una qualsiasi elaborazione matematica da dsp non puo' far altro che peggiorare le cose!
La soluzione? Chiedetela alle riviste!

('spetta tu!)
La soluzione l'ha trovata un ingegnere italiano dal nome Lorenzo Russo che definendo
prima nuovi criteri d'indagine del problema ha poi intuito e realizzato che il sistema
smette di compiere errori solo quando comincia a funzionare a reazione d'inerzia
isolato in banda di lavoro. Ovvero quando i modi di vibrare di ogni singolo componente
dell'impianto non determinano un effetto negativo andando a modificare i tempi di esistenza
dei suoni musicali stessi. MOSS e' appunto acronimo do MOde Shape System.
Agendo come? Beh qui il discorso si fa lungo ed intanto mi scuso con chi di dovere
per l'eccessiva esemplificazione degli argomenti esposti.
Mi permetto solo di far notare un'ultima cosa, nessuno conosce il contenuto di un disco,
nessuno, neanche chi l'ha fatto, ecco perche' certi giudizi di merito non hanno senso
e bisogna appunto creare un sistema che funzioni a prescindere dai criteri di gusto personale.
Ma anche qui il discorso si fa lungo ...
Un'altra piccola annotazione, legni, legnetti, pietruzze, punte e quant'altro, altro non
sono che delle molle che vanno a variare i modi di vibrare di una apparecchiatura.
Ne modificano di conseguenza il suono ma non necessariamente in meglio, lo modificano,
in meglio e' stabilibile solo se quell'elettronica non riceve interferenze in banda di lavoro.
Le punte commerciali infatti, molle anch'esse, sono tutte dannose in quanto risuonano a
circa 1000Hz quindi in piena banda audio udibile, producono variazioni all'ascolto ma sono
di mera modifica e non di miglioramento. Cio' premesso si evince che una punta non ha nulla
da scaricare anche perche' se ne avesse il danno sarebbe gia' stato fatto, non solo, e come
si scarica si ricaricherebbe ovvero continuerebbe a lavorare male.
Adesso riflettete solo un attimo su che cosa le riviste hanno propinato finora e
quale puo' essere la conoscenza media di un audiofilo appassionato ...